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mercoledì 9 maggio 2018

Julkita


Titolo: Julkita
Regia: Humberto Busto
Anno: 2017
Paese: Messico
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 4/5

Contro la violenza di ogni genere e il disonore dei politici messicani arriva Julkita e il suo ciclo mestruale....se solo fosse coraggiosa abbastanza da distruggere i suoi nemici famigliari...

Blasfemo, trasgressivo, esplosivo, assurdo, esagerato.
Il corto di Busto in 18' riesce a generare e provocare una quantità di stati d'animo a metà tra l'exploitation, lo schifo assurdo, il trash e il weird fino ad arrivare ad un finale davvero senza senso.
Fratello e sorella. Praticamente un'unica location. Sangue, lingue che si attrversano, ancora sangue ma quello mestruale. Un rapporto intimo ossessivo compulsivo, rapporti tra consanguinei, le personalità multiple di Julkita, la protagonista che si inneggia a paladina mettendo a sacrificio proprio il suo corpo e la sua femminilità.
Credo che ci troviamo di fronte al corto più feroce e frenetico del festival.
Un atto anche politico con una metafora che riesce solo in parte a raggiungere l'intento che si era dato, rimanendo troppo ancorato a qualcosa che sembra un braccio di ferro tra una sessualità deviata e un bisogno di scindere una parte di se stessi quando ci si trova lontano dalle mura domestiche.

King Kong


Titolo: King Kong
Regia: Lo Xu-Ming Tong
Anno: 2017
Paese: Canada
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 3/5

Eliza e suo fratello Damian vivono a Toronto con la madre. Dopo l'incidente di quest'ultima, i due ragazzi intraprendono un viaggio alla volta di Montreal per ricongiungersi col padre.
La storia è focalizzata su Eliza, una giovane teenager. Dovendosi prendere cura di suo fratello e del loro benessere, questo viaggio rappresenta per lei il primo passo nel mondo da donna indipendente carica di responsabilità.

Il corto canadese in questione improntato su temi sociali è uno spaccato sulle nuove generazioni. Appena adolescenti alcuni giovani adulti si ritrovano responsabilità e doveri che dovrebbero appartenere solo ai genitori. Il risultato può essere una bomba ad orologeria come Eliza che oltre a dover badare al fratello (come accadeva per il lungo indie sempre del festival di questa edizione HURRY SLOWLY) ha tutta una serie di irrisolti con il padre che la porteranno ad un climax finale potente e dinamico, un urlo disperato di quanto i ragazzi abbiano bisogno di essere visti e seguiti dai loro genitori soprattutto nei momenti più bui della propria vita.
King Kong è fortemente d'impatto dal punto di vista emotivo, crea per i suoi quasi venti minuti tutta l'atmosfera che andrà ad esplodere nel finale.


lunedì 7 maggio 2018

MMF


Titolo: MMF
Regia: Leonard Garner
Anno: 2017
Paese: Germania
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 4/5

Una coppia di trentenni rimorchia un giovane e attraente ragazzo di colore per un menage a trois.
Mentre esaminano l'esperienza, si esplorano a vicenda mascherando le proprie insicurezze con ironia hipster e provocazioni, includendo battute omofobiche e razziste. In breve la situazione diventa per loro molto imbarazzante.

Davvero una figata questo corto sconosciutissimo per cui ancora una volta bisogna ringraziare questo piccolo ma succulento festival.
MMF in dieci minuti sembra dire proprio tutto e rispondere a tante domande sul sesso, sui pregiudizi sugli uomini di colore e le loro dimensioni, su cosa piaccia ad una donna dell'uomo di colore e soprattutto di cosa possa piacere anche all'uomo che gli venga fatto dal tipo di colore.
Insomma non si vede nessuna scena di sesso ma è come se dai dialoghi intelligenti e taglienti fossimo lì a seguirli nella loro maratona sotto le coperte.
Vengono davvero sfatati diversi miti e le risate sono d'obbligo così come qualche momento davvero imbarazzante sulla scelta dei ruoli e le prestazioni.
Questo corto fa capire ancora una volta come l'universo femminile sia qualcosa di dinamico, sempre in movimento e troppo avanti rispetto a quello maschile.



Into the Blue


Titolo: Into the Blue
Regia: Antoneta Alamat Kusijanovic
Anno: 2017
Paese: Croazia
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 4/5

Un'adolescente vittima di abusi desidera solo ricevere affetto, ma la crudeltà dei suoi amici risveglia in lei la violenza dalla quale ha sempre tentato di fuggire.

Quanto sanno essere crudeli in parte gli adolescenti.
In qualsiasi paese o continente i tempi sono cambiati così come i valori e peggio di tutto i sentimenti d'invidia che non facevano parte dei più giovani.
Julija grazie ad un'attrice strepitosa, riesce nel difficile compito di inquadrare la situazione di stallo psicologico di una ragazzina che senza una giusta terapia deve affrontare da sola con il mondo alcune difficili scelte. Ma quando nemmeno quelli che sembravano i migliori amici danno una mano mostrando solo competizione e indifferenza allora i gesti di follia possono emergere in tutta la loro pericolosità facendo fare a Julija delle scelte e dei gesti che se non sai cosa ti è successo vengono da subito visti come gesti di pura follia di chi ormai ha perso il senno.
La scogliera pericolosa e minacciosa, unico vero riparo dagli adulti, allora diventa quello che potrebbe essere il vero punto di non ritorno.



giovedì 26 aprile 2018

Fifo


Titolo: Fifo
Regia: Sacha Ferbus
Anno: 2017
Paese: Belgio
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 4/5

Fifo è una tecnica espositiva utilizzata nei supermercati. Stephan deve posizionare i prodotti più freschi dietro quelli più vecchi, mentre quelli prossimi alla data di scadenza devono essere eliminati. Nel percorso per raggiungere i bidoni nello scantinato, Stephan deve fare i conti con chi potrebbe trarre benefici da questi prodotti ma che è però escluso dal sistema, oltre che confrontarsi con se stesso e con l'uomo che era prima di questo lavoro.

Il fatto che al giorno d'oggi sempre più supermercati di grosse catene adottino sistemi per tutelarsi e cercare di dare un messaggio chiaro e forte che non prevede nulla in termini di restituzione la dice lunga su come il consumismo stia andando avanti. Cosa fare dunque con i prodotti che vanno in scadenza quando non vanno resi al rappresentante?
Un paradosso per diversi aspetti.
Più produci e più scarti senza prendere in considerazione l'idea che lo scarto che butti potresti concederlo a chi non ha nulla da mangiare.
E' così è meglio versare litri e litri di candeggina sul cibo e fare l'interesse dell'azienda piuttosto che
schierarsi politicamente dalla parte del più debole come il commesso che all'inizio del corto viene licenziato perchè passava gli alimenti ai senza tetto anzichè buttarli.
Fifo è un corto attuale e molto importante. Ha una dimensione politica (il supermercato, la riunione della dirigente, i pareri dei commessi, la scelta del protagonista che accettando l'indeterminato accetta e sposa l'interesse della multinazionale), sociale, di marketing, etc.
Il lavoro di Ferbus merita di essere visto il più possibile, nelle scuole, dappertutto.
'12 di grande lezione su come il cinema e i cortometraggi possano servire e a volte fare la differenza.

Freezer


Titolo: Freezer
Regia: Dimitris Nakos
Anno: 2017
Paese: Grecia
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 5/5

Tassos, un uomo di poco più di 50 anni con una carriera nella direzione marketing e della pubblicità di una grande azienda, è disoccupato ormai da tre anni. E'troppo vecchio per ricominciare tutto daccapo, ma anche troppo giovane per andare in pensione. Il rapporto con le persone a lui più vicine viene messo a dura prova, e la sua condizione psicologica è di emarginato. Il suo obbiettivo è soltanto uno: uscire dal "freezer"

Il corto di Nakos è davvero straordinario.
Ci immerge nel mondo del lavoro, nella difficoltà a reintegrarsi nel tessuto sociale e nel mercato. Parla di crisi d'identità, di umiltà e di flessibilità. Grazie ad un'intrepretazione perfetta e molto sentita, Nakos ci mostra questo personaggio umile e onesto, Tassos, uno come tanti, che di questi tempi diventa sempre più frequente incontrare, con dei sani valori e una voglia di mettersi ancora in gioco nel mondo del lavoro accettando una paga scarsa e venendo pagato meno dei colleghi più giovani.
I rapporti con la famiglia (una mamma che di nascosto gli da dei soldi) un fratello che non accetta la sua disoccupazione, una moglie esigente e una figlia che sembra compatirlo.
Freezer in '16 mostra tutto quello che deve facendolo in maniera sintetica e funzionale con dei dialoghi taglienti che arrivano subito al cuore del problema.


Rivincita di Casale Monferrato


Titolo: Rivincita di Casale Monferrato
Regia: Rosy Battaglia
Anno: 2017
Paese: Italia
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 4/5

“La rivincita di Casale Monferrato” è il titolo del documentario d’inchiesta che racconta le vicende della città simbolo nel mondo della battaglia contro l’amianto. Meglio dire che racconta le vicende di una comunità, perché a venir presentate sono le storie di donne e uomini che da decenni lottano per veder riconosciuta la nocività delle polveri create dall’azienda Eternit, la più grande fabbrica d’amianto in Europa. Storie di dolore, che sono divenute storie di resistenza prima e di speranza poi, quando Casale, dopo aver pagato un prezzo di oltre 3 mila morti - con ancora oggi decine di nuovi casi all’anno di mesotelioma pleurico e altri tumori polmonari - mano a mano è divenuta una delle città in cui il processo di eliminazione dell’asbesto dagli edifici pubblici e privati è sostanzialmente completato. Un’operazione immane, dal momento che il nostro stivale è ricoperto da nord a sud da colate di cemento-amianto ( si stimano fino a 300 mila siti contaminati).

Torino è una città che non si ferma e non ama stare zitta e seduta.
Questo documentario girato dalla Battaglia è la dimostrazione di come una rete nazionale di cittadini si mettano assieme per dare vita ad un progetto come quello del crowdfunding.
Il documentario-inchiesta prodotto dal basso, al suo debutto nazionale al Circolo della Stampa a Torino è stato reso tale anche grazie al sostegno della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), l’Associazione Stampa Subalpina, al contributo straordinario dell’Associazione Familiari e Vittime dell’amianto (AFEVA ONLUS) di Casale Monferrato, con il Patrocinio e il contributo straordinario del Comune di Casale Monferrato
Combattere per la tutela della salute, perchè alcuni errori non possano più ripetersi, credere nelle istituzioni, nella legge e nella sua applicazione? Un documentario racconta il caso degli abitanti di Casale Monferrato, che non solo non si sono arresi al dramma causato dall’amianto di Eternit, ma hanno continuato a portare avanti la lotta attraverso la cultura, la memoria, le bonifiche e la cura di chi soffre manifestando per i loro diritti, per coloro che sono morti e che meritano giustizia.


domenica 22 aprile 2018

Clothes


Titolo: Clothes
Regia: Vesselin Boydev
Anno: 2016
Paese: Bulgaria
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 3/5

Dopo anni di silenzio, due fratelli si riuniscono in seguito alla morte del padre.

Provate a pensare come può essere doloroso il ritorno alle origini. Non dover solamente seppellire un padre con cui non si parla da tempo e tornare in una città che può essere sinonimo di sofferenza o di strani "fantasmi" del passato che tornano alla luce ma se pensiamo che in tutto questo bisogna anche affrontare un rapporto complesso con un fratello allora possono essere diversi i motivi di scontro, di difficoltà in cui in fondo emergono tutte le fragilità.
Minimale, senza fronzoli o inutili scelte stilistiche, lo stile di Boydev sembra quasi amatoriale per la ricerca e il bisogno di concentrare solo lo stretto necessario ai fini della narrazione con alcuni dialoghi che arrivano dritto al punto senza dover stare a perdersi in inutili giri di parole.


I will crush you & go to hell


Titolo: I will crush you & go to hell
Regia: Fabio Soares
Anno: 2017
Paese: Francia
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 3/5

Durante il funerale del padre, colorado e Louise Fox scoprono l'esistenza di una sola e misteriosa ereditiera: Apple Pie. Decidono così di scoprire insieme di chi si tratti intraprendono un viaggio per riappropriarsi del denaro...

Il progetto di Soares prevede di riuscire a racimolare denaro per poter continuar a finanziare il suo progetto. Per ora il corto uscito è abbastanza una bomba. Colorato, molto pulp e con evidenti richiami all'exploitation e a quel cult che ha ispirato tanto cinema con protagoniste femminili THELMA &LOUISE.
Al di là del fatto che il regista abbia scelto alcune femme fatali come Petra Silander e Lise Gardo ovvero due modelle da urlo, la storia è molto convenzionale e gli intenti non sembrano voler smuovere chissà cosa o ergersi a raccontare qualcosa che non sia già stato detto in tutte le varie forme e i vari stilemi cinematografici.
E'molto kitsh se vogliamo, elegante, stiloso, eccessivamente edulcorato con dei dialoghi tagliati con l'accetta e la scena con il poliziotto che per quanto potesse sembrare macchinosa o prevedibile in fondo dalla sua ha un cinismo che connota tutta l'atmosfera e gli intenti delle protagoniste piuttosto agguerrito.
Rimane un prodotto confezionato in maniera inattaccabile, affascinante, che lascerà impressa negli occhi dello spettatore la bellezza faraonica della Silander.

Transmission


Titolo: Transmission
Regia: Varun Raman, Tom Hancock
Anno: 2017
Paese: Gran Bretagna
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 3/5

Girato su pellicola 35mm, il film è un'astrazione delle nostre paure riguardo al futuro dopo la Brexit. Las Gran Bretagna e molti altri paesi occidentali stanno adottando misure protezionistiche e isolazioniste ricorrendo alla manipolazione e al disprezzo.

Transmission è dichiaratamente, già negli intenti, una sorta di metafora che cerca di essere accattivante usando lo sfondo fantascientifico per raccontare una questione politica spinosa e attuale.
Quasi un'unica location, due attori, vittima e carnefice e infine un montaggio spericolato per un quadro, una tortura e infine quasi un esperimento sociale che procede come un botta e risposta tra il carnefice e una vittima quasi per tutto il tempo legata che rimane nel suo silenzio a cercare di commentare come può il succedersi di strane e inquietanti scelte e azioni da parte di questo mefistotelico personaggio.



Butterfly


Titolo: Butterfly
Regia: Pailles twin bros
Anno: 2017
Paese: Francia
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 3/5

Di umili origini, Vanessa si reca a Marsiglia in seguito alla morte del padre che non vedeva da quando era ragazzina. Master Leclerc, l'avvocato che si occupa dell'eredità, le propone una scelta insapettata che riporterà Vanessa nel passato.

Il ritorno alle origini. Il corto dei fratelli francesi pone questa giovane protagonista di fronte al bisogno di confrontarsi con il passato con tutto ciò che sembra un alone di mistero nella vita del padre. Un corto abbastanza biografico dove fiction e surreale cercano di confrontarsi e congiungersi almeno per quanto concerne il climax finale.
Il risultato è un lavoro interessante, non privo di una certa analisi derivativa che sfocia in un interessante rapporto ma non privo di ambiguità e qualche momento macchinoso che non sempre la coppia di registi riesce ad affinare.
Un lavoro comunque dignitoso che mostra la voglia e il talento di chi ha ancora molta strada da fare almeno in termini di scrittura e messa in scena ma che sembra indirizzata verso una strada e che punta a tematiche personali e temi sociali che riescono sempre ad essere funzionali e interessanti.


After Dawn


Titolo: After Dawn
Regia: Nicolas Graux
Anno: 2017
Paese: Belgio
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 3/5

Pawel è assolutamente convinto che la separazione abbia completamente annullato i sentimenti verso il ragazzo di cui era innamorato. Tuttavia, quando trova un visitatore inaspettato ad attenderlo a casa in un pomeriggio piovoso, capirà che le cose non sono proprio come pensava.

Dal Belgio arriva questo interessante cortometraggio che strizza l'occhio a Xavier Nolan e Ang Lee.
Un corto intimista che rimane quasi sempre sotto le coperte mostrando il rapporto ossessivo compulsivo di questi due giovani adulti e il sesso che diventa il vero protagonista ancor più dei dialoghi. Scene forti che non si vedevano da tempo e poi quel gesto di Pawel, attirato dall'altro così come è spaventato di se stesso e di dover ammettere un omosessualità che ormai non può più nascondere a differenza del suo "compagno"molto più sereno e disinibito.
Quel gesto che richiama tutta una dieprata analisi di se stesso, della difficoltà a mostrarsi per quello che si è e infine il bisogno di dover e poter possedere l'altro.
Un corto per nulla banale ma anzi che trovo singolare, raffinato e spinto seppur senza mai cercare quel sensazionalismo d'effetto che non amo particolarmente ma invece qui è tutto dosato grazie anche ad un'atmosfera che si concentra sui loro respiri e su quegli sguardi immobili e bisognosi di risposte.


venerdì 5 gennaio 2018

Harpya

Titolo: Harpya
Regia: Raoul Servais
Anno: 1979
Paese: Belgio
Giudizio: 5/5

Un baffuto uomo sta camminando lungo una strada buia, quando sente le grida di una donna strangolata in una fontana. L'uomo mette fuori combattimento il suo assalitore, solo per scoprire che lei è in realtà un'arpia , un uccello bianco alato, più grande di un'aquila, con la testa e il seno (calvi) di una donna. Affascinato, l'uomo porta la bestia a casa sua per ripararla e nutrirla. Presto scopre l'insaziabile appetito di Arpia. L'Arpia mangia tutto il suo cibo, poi mangia il suo pappagallo e inizia a guardare il suo ospite con uno sguardo sinistro. Una notte, quando l'uomo tenta di fuggire, l'Arpia lo travolge e mangia le sue gambe.

Ci troviamo di fronte ad un capolavoro assoluto. Un cortometraggio girato da un Servais dimenticato dal cinema che riesce a infondere in quest'importantissimo lavoro atmosfere di un horror cupo con un tono grottesco ma al contempo umoristico e scanzonato.
Bellissima l'atmosfera da incubo bislacco che Servais riesce a creare calando gli attori in scenografie disegnate e lugubramente colorate. Il finale è ampiamente prevedibile, ma l'insieme del corto è davvero ammirevole non solo per il tocco pittorico ma anche per l'ottimo soundtrack, la recitazione, la messa in scena e l'atmosfera che grazie a degli sfondi straordinari riesce sempre a fare effetto.
L'Arpia poi è una creatura con viso di donna, ma con il mostruoso corpo di un uccello. Un viso che pare dolce, ma soltanto a chi - perché s'inganna - non percepisce la freddezza del suo sguardo, il gelo della sua inespressività, l'abisso vorace dei suoi occhi vuoti e scuri. L'Arpia è una metafora del rapporto psicologico "Infermiere-Malato", in virtù del quale alcune persone buone, ma deboli, danno tutto il proprio animo per soccorrere amanti o amici sbagliati, che non guariranno né cambieranno mai, dai quali anzi verranno trascinati nello stesso baratro.
Incubi (arpie maschi) o Succubi (arpie femmine), che, obbedendo ad una propria natura ferina che nulla ha di umano, spremono l'anima delle persone che hanno accanto, insensibili ed incuranti del danno che arrecano. "Vampiri energetici", come vengono chiamati al giorno d'oggi.
L'Arpia odia la vita, averla vicino porta a vivere con paura e con disgusto. L'Arpia è affamata e divora impunemente ogni cosa: il pover'uomo del cortometraggio non potrà più mangiare, nemmeno di nascosto, perché la creatura lo scoverà e divorerà il suo cibo con la voracità di una bestia affamata (fantastici i primi piani dell'Arpia che mangia con foga).
L'Arpia gli divorerà persino le gambe, per impedirgli di fuggire. Ma, soprattutto, per renderlo simile a lei: un mostro appollaiato sul proprio trespolo, la cui vita si riduce a fissare in eterno la propria mostruosa compagna.



martedì 5 dicembre 2017

Limina

Titolo: Limina
Regia: Joshua M. Ferguson
Anno: 2016
Paese: Canada
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 3/5

Un* ragazz* gender-fluid di nome Alessandra che, guidat* da innocenza e intuizione, è curios*
della vita degli abitanti di una piccola città pittoresca che decidono di giocare un ruolo attivo nel
processo di lutto di una donna sconosciuta.

I canadesi come sempre sanno distinguersi per come affrontano alcune tematiche.
Limina, in concorso anch'esso, è notevole quanto estremamente particolare soprattutto per cercare di analizzare il punto focale del corto di '15. Una chiesa, una bambina gender straordinaria e sempre sorridente e il suo compito che metaforicamente potrebbe essere quello di custodire una candela che deve rimanere sempre accesa.

Con una fotografia tutta virata tutta verso il rosso e l'arancione e i colori accesi e autunnali, Alessandra scoprirà presto di avere uno scopo e un ruolo aiutando una donna che soffre a superare le difficoltà diventandone amica e facendosi custode dei suoi segreti.

Lily

Titolo: Lily
Regia: Shron Cronin
Anno: 2016
Paese: Irlanda
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 4/5

Il film racconta la storia di Lily, una giovane donna con un segreto. Con il suo migliore amico,
Simon fieramente leale e fiammeggiante, navigava sulle acque tradizionali della vita scolastica.
Quando un malinteso con la bella e popolare Violet conduce ad un attacco vizioso, Lily si trova di
fronte alla sfida più grande della sua giovane vita.

Un altro cortomettraggio a tematica queer. Una giovane ragazzina alla scoperta della sua sessualità in compagnia dell'amico Simon che sembra essere uscito da MISTERYOUS SKIN di Gregg Araki cercheranno di tenere duro e di non mascherare le loro scelte.
E'devo dire che alcune formule visive e la scelta di sistemare la camera piuttosto che la fotografia ricordano vagamente l'outsider americano.
Il corto è una bomba con un ritmo incredibile nei suoi '21 e con delle facce che riescono a raccontarsi stampandosi in maniera indelebile. Succedono tante cose in questo corto.
Bullismo, ferite da taglio autoinflitte, un nucleo che non sembra capire le difficoltà della figlia, l'amico diverso come il salvatore e l'amica dell'amico che deve aiutare tutte coloro che vengono perseguitate a causa della loro "diversità". In più è interessante notare come anche le antagoniste subiscano una specie di trasformazione e il finale contando che vengono chiamate in causa anche le istituzioni (la scuola) e il corpo docenti, sembra ribadire che alcune questioni tra adolescenti vanno risolte proprio secondo i loro codici e le loro regole e in cui gli adulti a volte proprio non servono.


Shala

Titolo: Shala
Regia: Joao Inacio
Anno: 2017
Paese: Brasile
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 4/5

La delicata storia di Shala che in orfanotrofio che non rinuncia alla propria identità per
conquistare potenziali genitori adottivi.

Shala è un corto tenero quanto drammatico sui bambini che vengono dati in adozione.
In questo caso la vicenda si sposta in Amazzonia dove Pedro, il giovane protagonista, riceve una bambola da un'amica che presto dovrà lasciarlo. Proprio l'amica assieme alla responsabile dell'orfanotrofio cercheranno di cambiare Pedro affinchè risulti funzionale e adatto da parte delle coppie di genitori benestanti che fanno visita ai ragazzi.
Molto interessante lo stile di ripresa con queste carrellate su questi bambini tutti puliti e sorridenti per cercare di trovare un eden diverso e consolatorio.
Shala, il nome della bambola, è funzionale perchè potrebbe essere anche il nome del piccolo protagonista che nasconde un impeto di rabbia nel momento in cui gli si chiede di dimostrare di essere un bambino maschio. Bellissimo e intenso, con un cast misurato, bambini straordinari e una regia attenta e colta nel saper individuare tutti gli elementi necessari della vicenda in soli '11.





Sunday

Titolo: Sunday
Regia: Danilo Curro
Anno: 2016
Paese: Italia
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 3/5

Fasasi Sunday lascia la sua casa, la Nigeria, perché non è più possibile per lui, come per molti altri, restarci.

In collaborazione con Lavori In Corto – Torino, il corto in concorso al festival di '23 racconta in un'intervista biografica il drammatico esodo di Fasasi Sunday in Italia. La sua testimonianza diventa lo specchio allargato di una barbarie che non accenna a finire, sempre dilaniato da scontri a sfondo religioso, dove spesso dopo l'omicio del padre, il figlio maschio diventa il capro espiatorio e per questo è costretto a scappare lasciando la madre e le sorelle.
A sfondo nero ma intervallato in location diverse, con gli amici, su un barcone, per le strade, Fasasi riesce anche a sorridere e a far capire quanto la voglia di vivere possa condizionare e far superare ostacoli che sembrano insormontabili.

Prodotto da Gabriele Muccino.

Follow Me

Titolo: Follow Me
Regia: Anthony Schatteman
Anno: 2015
Paese: Belgio
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 3/5

Jasper, diciannovenne, cerca di affrontare il suo primo amore con i suoi sentimenti e le relative
conseguenze. Frammenti di una telefonata.

Corto a tematica queer sullla scoperta della sessualità di un giovane esordiente protagonista. I suoi incontri all'interno di un locale e gli intensi sguardi di ricerca di conferme da parte degli altri. Nel vuoto e nel calderone di uomini nudi, Jasper incontrerà il suo vero amore in un finale romantico e con una musica travolgente in grado di restituire pathos all'opera.
Un cortometraggio composto da luci calde, pochi dialoghi e i gesti e le fragilità dei suoi protagonisti


sabato 18 novembre 2017

Verba Volant

Titolo: Verba Volant
Regia: Tufan Tastan
Anno: 2017
Paese: Turchia
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 5/5

Tre ragazzi cercano riparo in una libreria da un gruppo di poliziotti durante una manifestazione

Verba Volant aka Söz uçar è un film dedicato a Semih Özakça e Nuriye Gülmen, due insegnanti licenziati dopo il fallito colpo di stato, accusati di appartenere al movimento Gülen, considerato mandante del tentato golpe. In sciopero della fame dal 9 novembre 2016, sono stati incarcerati. Nuriye Gülmen è ancora in detenzione.
Notevole, veloce e dinamico. In 14' Tastan riesce a dare prova di grande empatia tra il negoziante e i tre ragazzi, pochissime parole ma un uso dell'immaginazione che diventa il colpo di scena del corto oltre ad una grande prova e metafora di libertà e cultura.
Un corto che riflette e mostra tutti gli orrori che possono scaturire da una manifestazione, l'impossibilità a dare voce al proprio dissenso e infine l'individuo che pur di credere in ciò che conta senza perdere la propria dignità decide di aiutare colui che è in difficoltà...anche nascondendolo dentro a un libro. Perchè il libro è cultura. E Se vuoi trovare quella parola all'interno del libro, sei costretto a leggerlo.



Dust-La vita che vorrei

Titolo: Dust-La vita che vorrei
Regia: Gabriele Falsetta
Anno: 2015
Paese: Italia
Festival: Divine Queer Film Fetival
Giudizio: 4/5

Epopea favolosa di otto disabili fisici e psichici che vvono all'interno di un istituto, il cottolengo di Torino, da oltre cinquant'anni.

Dare la possibilità di raccontarsi in questa società soprattutto quando si vive rinchiusi tra le mura di un ospedale dovrebbe essere sacrosanta. In questo caso il viaggio sperimentale di Gabriele Falsetta, spinto oltre il teatro e il cinema con l'inebriante messa in scena delle esistenze mai vissute di 8 pazienti del Cottolengo, cerca proprio di dare un'identità a queste micro storie raccontate nell'arco di '21. Sette uomini e una donna che da oltre cinquant’anni vivono i loro disagi di natura psichica e fisica con vite interrotte, nascoste o dimenticate all'interno di una struttura chiusa al mondo, in cui sono stati mandati lì inizialmente per un breve periodo per poi scoprire dai famigliari che da lì non potranno più uscire. Alcuni ne parlano con dei toni sofferti come di chi è stato preso in giro dai propri familiari e senza di fatto avere la possibilità di scegliere.
'21 minuti di giochi, danze, sorrisi, voci incomprensibili e vite desiderabili, messe in scena in location reali, dalla sala prove nello scantinato alle sedie usate da Cavour prima e dal sindaco di Torino oggi e muovendosi poi per alcune aree di Torino come la Porta Palatina e così via.

Interpretazioni spontanee e travolgenti, per un cortometraggio sperimentale e vibrante, realizzato con la complicità di Giulio Baraldi della giovane casa di produzione Kess Film, arrivato in competizione nella sezione Spazio del 33esimo Torino Film Festival e disponibile in Video on demand.