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lunedì 9 dicembre 2013

Frantic

Titolo: Frantic
Regia: Roman Polanski
Anno: 1988
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Una semplice storia di ordinaria follia. Il dottor Richard Walzer, cardiologo americano, giunge a Parigi con la moglie Sondra per un congresso, ma quasi subito la donna sparisce dalla suite dell'Hotel Intercontinental, dove i due alloggiano. Sconvolto, il marito inizia una disperata ricerca che non trova comprensione né alla polizia né all'ambasciata e decide di procedere autonomamente con le indagini.

Davvero interessante il thriller diretto da Polanski. Non sembra mancare nulla accostando l'indagine di un cittadino qualunque (un medico in questo caso è una scelta a dir poco paradossale contando ciò a cui andrà incontro) al dramma e alla scelta di usare l'elemento grottesco (peculiarità del regista) per coinvolgere ancora di più lo spettatore e mostrare le derive e gli eccessi della nostra società.
Funziona bene il soggetto e la sceneggiatura senza essere troppo complessa e veicolando su una scelta e un plainting and pay off davvero efficace in parecchie scene.
Con una colonna sonora azzeccata e due attori che c'è la mettono tutta, Frantic non sarà il thriller del secolo ma gode di una luce propria e pur paragonato a molti film del maestro del brivido, che il regista attentamente coglie e mette in risalto, non risulta mai scontato e con un climax finale originale.

martedì 21 maggio 2013

Chi ha incastrato Roger Rabbit?

Titolo: Chi ha incastrato Roger Rabbit?
Regia: Robert Zemeckis
Anno: 1988
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

A Cartunia vivono insieme uomini e cartoni animati, tra questi Roger Rabbit, tormentato dalla gelosia verso la moglie Jessica. Quando muore un uomo che poteva essere l'amante di Jessica, Roger é il primo ad essere sospettato. Ma a dargli una mano interviene il detective Valiant, che riuscirà a risolvere il mistero..

Chi ha incastrato Roger Rabbit è un film che rivisto a distanza di molti anni, ti lascia basito e sconvolto di fronte alla capacità e al talento di Zemeckis di essere sempre stato molto sperimentale nel suo cinema. Trattando argomenti delicati e sposandoli con l’horror LA MORTE TI FA BELLA, costruendo una delle saghe più immortali della storia del cinema sul viaggio spazio/tempo RITORNO AL FUTURO, di saper adattare perfettamente il suo cinema con l’animazione e la c.g BEOWULF scritto con l’ottimo Gaiman e infine uno dei suoi primi film , proprio questo, che è riuscito a convertire animazione, target per bambini (con le dovute accezioni), noire e poliziesco.
Un film che nella sua logica concentra anche la sua presa di posizione e la paura di vedere tramontati i cartoni per cercare sempre di inseguire gli interessi di mercato che poi come in questo caso possano essere tangenti o superstrade.
E’un film dalle innumerevoli trovate. Le slapstick, le citazioni che non sembrano mai finire, il livello tecnico eccezionale che riesce ad unire realtà e fantasia creando il primo film di genere meglio realizzato.
Un cast che sa dare il giusto credito ai personaggi, con un Lloyd in stato di grazia nel ruolo del giudice.
Il film che poi è ispirato ad un romanzo di Gary Wolf, amalgama tutto dai personaggi della Disney a quelli di tutte le altre casate, vede l’abbandono di Gilliam al progetto, trova enormi problemi prima di vedere la luce soprattutto per le innumerevoli difficoltà tecniche.
Un film che come dicevo segue un target universale eppure riesce a togliersi quegli sfizi e quelle chicche che sembrano quasi strizzare l’occhio ai film di paura come nella scena in cui il giudice scioglie la scarpetta nella salamoia e via dicendo.
Un film che nel suo bisogno di essere al passo con i tempi, di stravolgere le regole e i personaggi Disney (il pulcino che anziché aiutare il protagonista lo fa precipitare giù da un palazzo) alla natura in fondo dei personaggi dei cartoni che non è poi così carina e comica come sembra ma invece rivela personaggi abbastanza stanchi e insofferenti nei confronti degli umani (una sorta di amore/odio da parte di entrambe le parti) e anche e soprattutto di chi non riuscendo ad accettare la sua natura decide di sterminare tutto il resto della razza…
Forse è vera l’unica grande critica apportata al film secondo cui proprio accumulando sempre più trovate e via dicendo viene smorzato un po’ lo spirito narrativo che nella seconda parte procede con numerosi intoppi di sceneggiatura.
L’abbattimento del muro tra realtà e fantasia comunque è uno spettacolo!

martedì 15 novembre 2011

Sbirri oltre la vita


Titolo: Sbirri oltre la vita
Regia: Mark Goldblatt
Anno: 1988
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Nell'inferno della metropoli, ecco due agenti capaci di rischiare l'indicibile per compiere il loro dovere. Li vedremo alle prese con rapinatori capaci di resuscitare dall'oltretomba e con automobili che è poco chiamare demoniache. Non bastasse questo, i due si troveranno anche in procinto (sempre per il loro encomiabile senso del dovere) di essere trasformati in zombies.

Tra i cult b-movie degli anni ’80 dead heat è un esempio di raro divertimento che sfocia in una sceneggiatura banale quanto efficace per il genere. Innanzitutto è uno dei primi film definiti buddy-corp per aver unito due sotto-generi (poliziesco e horror) mischiandoli a loro volta con la fantascienza in cui vediamo il cameo di Vincent Price, forse uno degli elementi su cui il film a livello pubblicitario ha puntato di più.
Eppure questo interessante film porta a casa delle scene davvero efficaci, un make-up convincente e una coppia di protagonisti tamarri oltre la vita. Alcune scene come i protagonisti uccisi e poi riportati in vita, secondo me, rimangono rappresentativi per il periodo rivoluzionando anche e se solo per certi versi, la contaminazione tra i generi e la struttura narrativa.

martedì 19 luglio 2011

Alice-Něco z Alenky


Titolo: Alice-Něco z Alenky
Regia: Jan Svankmajer
Anno: 1988
Paese: Cecoslovacchia
Giudizio: 4/5

"Alice" è un'interpretazione macabra e inquietante della fiaba di Lewis Carrol con un'unica (e qui la vera invenzione) attrice in carne ed ossa: la bravissima Krystina dal cognome impronunciabile che incarna la personalità di Alice con incredibile ingenuità e tenerezza, ma anche con cinismo e grotteschi voltafaccia.

Tradotto in varie forme come ad esempio  QUACOSA SU ALICE, il film del cineasta artista a tutto tondo (scultore, poeta, pittore, nonché padrino e precursore della stop motion nonché uno dei migliori registi al mondo d’animazione capostipite della scuola di Praga) dopo aver diretto il convincente JABBERWOCHKY nel ’77, continua con il suo interesse per Carrol unito alla sua vena macabra e grottesca della vita e soprattutto della società.
Nel suo cinema ci sono tanti nomi e tanti omaggi alla visionarietà del suo mondo come ad esempio Magritte, Kafka e Edgar Allan Po, Lunch e su tutti Bosch.

Questa Alice che noi vediamo nel film rappresenta una svolta nelle rappresentazioni dell’amatissimo libro di Carrol.
Alenska è curiosa, ambigua come l’universo che la circonda composto da qualsiasi tipo di oggetto che nell’immaginazione prende forma secondo la propria fantasia. Ma è realmente un sogno?
Svankmajer a volte provoca o cerca di lasciare un finale aperto per dare così la possibilità allo spettatore di trovare una propria rappresentazione. Il soggetto si rifà poi ad entrambi i libri dando così la possibilità al regista di attingere da più materiale inserendone poi delle parti assolutamente personali.
Il piccolo universo c’è tutto dal bianconiglio, mai così tetro e grottesco, un pupazzo che passa quasi tutto il tempo a ripetere gli stessi gesti e cercando di cucire il ventre squarciato da cui esce segatura che matematicamente si rimette in bocca. Lo stesso diventa poi qui a differenza del libro il carnefice per opera della regina che gli indica i cortigiani da uccidere.
Il cappellaio matto e la lepre marzolina così come il topo hanno una parte relativamente breve rispetto ad altre interpretazioni. Il primo qui è uno schiaccianoci di legno che passa il tempo a scambiare di posto in tavola con la lepre che senza farlo apposta segue sempre la via più lunga. Il brucaliffo dopo il bianconiglio è il più spettacolare soprattutto per la forma costituita da un calzino con gli occhiali e la dentiera.
Sono proprio i denti, le forbici, i coltelli, le carte, gli oggetti aventi lame o in grado di tagliare ad essere un elemento ricorrente nella pellicola come a voler ribadire come tutti quanti siamo spesso,  con sempre più facilità, pronti a tagliare le teste dei nostri avversari, a tagliare le comunicazioni e i rapporti tra gli individui.
In effetti tutto il film è pervaso da personaggi che non fanno altro che comportarsi in maniera inquietante soprattutto nei confronti della protagonista che come nella scena del topo che cerca di cucinargli sulla testa reagisce immediatamente come a non volersi assolutamente collocare come un essere inferiore a quel buffo teatro di personaggi sempre in corsa contro il tempo.
Il punto sta proprio qui nel dare un quadro diverso più improntato sulla fuga onirica di una bambina sola, mica tanto indifesa,curiosa e forse un po’ depressa dal momento che la scena emblematica dello schiaffo della sorella all’inizio ritorna con i remi da parte del bianconiglio come a ribadire che ci sono cose che ancora non può fare e una gerarchia di ruoli da rispettare.
L’ambiente poi gioca un altro ruolo importante isolandola continuamente, impadronendosi di lei e facendola addirittura diventare una statua da cui poi lei esce rompendo il guscio che la trattiene(scena personalissima inserita ad hoc dal regista).

Dal punto di vista tecnico il film è impeccabile. L’utilizzo della stop-motion è formidabile così come la capacità di dare una forma a qualsiasi cosa trasformando e ribaltando tutto come d’altronde un degno surrealista dovrebbe saper fare. Nel caso del regista ceco il risultato non può avere rivali.
Ritratto più oscuro con stanze asettiche e in alcuni casi una totale mancanza di musica per dare enfasi ai rumori.
Il maestro surrealista così conferma un talento visionario unico ripreso poi da tanti, citato e tenuto molto in considerazione da alcuni grandi cineasti come il signor Terry Gilliam.
Sicuramente il suo film migliore rispetto ad altri lavori ancora più sperimentali carichi e pervasi da un altro tipo di cinismo.

martedì 22 marzo 2011

Pumpkinheads

Titolo: Pumpkinheads
Regia: Stan Winston
Anno: 1988
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Isolata provincia americana, Ed Harley ha una vita serena: gestisce una scalcinata stazione di servizio e si occupa della crescita del suo giovane figlio . Un giorno un gruppo di ragazzi di passaggio provoca, involontariamente, la morte del figlio di Ed che, disperato, si rivolge a una vecchia strega del posto per evocare il "Pumpkinhead", una creatura demoniaca che assorbe l'odio e la sete di vendetta delle persone che lo richiamano in vita.

Questo horror che inizia con un montaggio frenetico tale da non capire un cazzo nei primi dieci minuti e piacevole e regala anche risate involontarie a causa anche di una recitazione blanda da parte di alcuni attori.
La trama non è proprio scontata, regala a stento delle piacevoli sorprese contando che al 40’ minuto il film potrebbe finire se non fosse per Pumpkinhead che resuscita… e tutto è presto detto.
Alieni che assomigliano ad ALIEN di Cameron ma ancora di più alla creatura di SPECIE MORTALE, Stan Witson regista alla sua credo opera prima, con un curriculum di tutto rispetto e un esperienza in campo di effetti speciali degna di nota, firma questo prodotto low-budget e si vede in particolare nelle scene dove il mostro si muove con la tecnica dell’Animatronic e a volte si nota come tutto non riesca proprio ad essere pulito, alcuni passaggi del mostro potremmo proprio dimenticarli.
Resta un film abbastanza originale…risvegliare un mostro perché plachi la sete di vendetta può non essere proprio la strada giusta come soggetto ma grazie a qualche scelta funzionale il film funziona.

Thor e Hulk gli invincibili

Titolo: Thor e Hulk gli invincibili
Regia: Nick Corea
Anno: 1988
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

David, un giovane ricercatore, viene colpito casualmente in laboratorio da raggi gamma e subisce delle mostruose variazioni., diventando Hulk. Quindi entra in scena Thor, antico dio nordico, risvegliato da un archeologo che ne profana il sarcofago. I due supereroi uniscono i loro poteri e li mettono al servizio della giustizia.
Nick Corea (il nome è tutto un programma), gira nell’88 questo film ridicolo che si prende gioco di due super-eroi in questo caso alle prese non con un nemico incredibilmente forte o dai poteri soprannaturali ma bensì contro un’organizzazione criminale.
Se il tutto è confezionato come se fosse un classico americano il risultato è puramente trash. Innanzitutto i costumi fanno ridere, Thor sembra un cretinetto appena uscito dal liceo e Hulk almeno è riscattato dall’interpretazione di Lou Ferrigno che secondo me pensava fosse il solito telefilm visto che l’intro su Bruce Banner sembra mettere in luce più Hulk con la sua umanità da raggi gamma.
Naturalmente ciò che tutti aspettavano era l’incontro tra i due super che diventa una farsa per Thor il quale diventa caghetta non appena vede Hulk e si spaventa d’innanzi alla sua forza. Poi non si capisce se il cambio dell’attore che interpreta Hulk e da cercarsi dietro un incomprensione sul set o se proprio la scelta era di affidare il ruolo a due diversi. Boh!
I dialoghi dichiaratamente esilaranti non riescono nell’intento e a tratti diventa di una noia mortale. Il fascino il film forse può ricavarlo in parte dal nome che richiama come zombie i cinofili e amanti della trasposizione dai comic al grande schermo.

domenica 20 marzo 2011

Rabid Grannies

Titolo: Rabid Grannies
Regia: Emanuel Kervyn
Anno: 1988
Paese: Belgio
Giudizio: 4/5

Cult prodotto e distribuito per la Troma dell'89.
Una mandria di parenti si ritrova a festeggiare il compleanno di due vecchie zie piene di soldi che stanno sul cazzo a tutti. Entrambe piene di soldi accolgono una parentela che non si può vedere con tutti gli odi assopiti e i loro segreti.
Naturalmente ognuno di loro nasconde malefatte e tutti puntano solo sull'eredità, ma una scatola misteriosa creerà non pochi problemi al parentato.
Trashata demenziale godibilissima con humor sferzante alla Troma e scene parecchio grottesche. Dalla trasformazione in mostri delle due zie si assiste anche ad un ritmatissimo film splatter per niente gratuito efficace e violento. La forza dissacrante di Rabid Grannies rimane nella scelta di non risparmiare nessuno, bambini compresi e mostrare l’animalità mostruosa delle due zie che maciullano corpi mangiandone arti.
La produzione belga low-budget mostra come sempre sia possibile destreggiarsi con i generis anche con un budget risicato.
La regista è una sconosciuta di nome Emanuel Kervyn.
In conclusione uno dei prodotti migliori della famosa casa di produzione.

Bosco-Evil Clutch

Titolo: Bosco-Evil Clutch
Regia: Andrea Marfori
Anno: 1988
Paese: Italia
Giudizio: 2/5

Due giovani fidanzati, conosciutisi a Venezia, decidono di passare un weekend nei boschi sulle Alpi. Appena arrivati a destinazione, però, incontrano una donna che dice di essere stata inseguita da "qualcosa" e poi sparisce; subito dopo fanno conoscenza anche di uno scrittore che li mette in guardia sui pericoli che si corrono a rimanere in quei boschi, luoghi scelti dai Cimbri per fare dei riti sacrificali. Da qui in avanti succede davvero di tutto...

Il film di Marfori del ’87 è una trashata come poche.
Perla di rara bruttezza e inguardabilità, con una recitazione da playmobil effetti speciali terribili e una storia improvvisata che prende il via di scena in scena.
Eppure qualcosa colpisce in questa pellicola. Forse la comicità involontaria che si respira per tutto il film, oltre agli innumerevoli richiami a cui il film vorrebbe fare il verso.
Forse gli attori con le loro improponibili voci sono una delle cose più inguardabili.
Solo per i veri amanti del trash!

Evil Dead Trap

Titolo: Evil Dead Trap
Regia: Toshiaru Ikeda
Anno: 1988
Paese: Giappone
Giudizio: 2/5

Una giornalista televisiva, che conduce un programma sui filmati amatoriali inviati dai telespettatori, riceve un pacco contenente una misteriosa videocassetta.
Quando la “nostra” prende visione del filmato contenuto in essa rimane scioccata, poiché trattasi di uno “snuff” in cui una donna viene barbaramente massacrata. Fra le immagini, la giornalista scorge alcuni sprazzi esterni di una vecchia fabbrica decadente. Con troupe al seguito, la donna decide di recarsi nel posto del filmato, per scoprire se si tratta di uno scherzo o se c'è nell'aria la possibilità di uno scoop clamoroso. Ma uno spietato assassino si cela fra le mura fatiscenti e ben presto inizierà a mietere vittime, con inaudita ferocia.

Pensavo di aver a che fare con qualcosa di simile al grande MAREBITO ma invece mi sono ritrovato a fare i conti con uno slasher insolito per i canoni giapponesi visto che quasi tutto è debitore del nostro caro cinema, qualcuno scrive di copiature a Fulci ma mi permetterei di citare solo Argento e Jason.
Seppur nella scheda la durata del film sia di 88’ minuti la versione da me visionata è di 100’.
L’idea dello snuff è ridicola e poco c’entra con il resto del film diventando solo un pretesto. Sicuramente non si salva la sceneggiatura davvero poco credibile e dalla metà in avanti di una banalità sconcertante ma che almeno dal punto di vista della scenografia, effetti speciali e il resto colpisce per la ferocia.
Sicuramente il regista Toshiaru Ikeda non si è sputtanato come nell’altro suo inguardabile film che risponde al nome di IKISUDAMA-L’OMBRA DELLO SPIRITO.
Per i fan dell’horror comunque sarà una chicca che piacerà assai.

Killer Klown from the outer space

Titolo:Killer Klown from the outer space
Regia: Stephen Chiodo
Anno: 1988
Produzione: Usa
Giudizio: 3/5

Fantastico b-movie sci-fi diretto dai Chiodo che in questo generoso film si ingegnano su diversi fronti. Esteticamente perfetto, il film gioca sui classici doppi sensi legati all’immaginario collettivo dei pagliacci e alle solite manie di grandezza degli alieni conquistatori (metafora anch’essa dell’uomo moderno).
Cinque protagonisti cercheranno di frenare l’orda dei clown che cercano di abbozzare tutti gli umani che possono per ciucciargli il sangue e tenergli in bozzoli dopo avergli colpiti con pistole laser allo zucchero filato e proiettili di pop-corn che diventano delle specie di creature tentacolari.Il punto forte del film è la sapiente e divertente sceneggiatura, degli effetti speciali artigianali ma efficaci, un’ottima fotografia soprattutto sui contrasti tra il circo visto dall’esterno e quindi riconducibile a qualcosa di divertente e festoso e l’orrenda fabbrica che mercifica i corpi all’interno come vera mistificazione dell’orrore. Anche i pagliacci hanno qualcosa di raramente innaturale e sconcertante (non corrono, se la prendono comoda e sbeffeggiano gli umani).Nel finale un ottimo horror un “cult” sotto molti aspetti che nascondono la vera natura sotto la maschera.

Big Heat

Titolo: Big Heat
Regia: Johnnie To
Anno: 1988
Paese: Hk
Giudizio: 4/5

L'ispettore di polizia Wong scopre di avere un problema al sistema nervoso, che gli impedisce di controllare la mano destra, quella che usa per sparare. La decisione è sofferta, ma inevitabile: Wong si prepara a rassegnare le dimissioni. Giunti proprio al momento topico però, arriva la notizia che in
Malesia un ex-informatore e amico di Wong è stato assassinato brutalmente. Wong decide di affrontare questo ultimo, torbido, caso con una squadra composta dal suo compagno Kam, l'ispettore malese Ka-Nin Ho, e da Lun un pivello con la lingua più svelta della pistola.

Poliziesco del’88 targato Johnnie To e Andrew Kam. Lui To è uno dei migliori registi di Hong Kong che predilige i film sulle triadi e i polizieschi ma diverte anche con commedie divertenti e grottesche. La sceneggiatura purtroppo è tutto tranne che originale si parte dal solito tormento del protagonista, un rainy dog a tutti gli effetti, poi uno spacciatore e le solite dinamiche per riuscire a incastrarlo. Lo stile comunque è violento, duro e frenetico con continui inseguimenti, scene di sparatorie, buoni colpi di scena dal punto di vista delle immagini e non dello svolgimento.
Il montaggio è perfetto, sintetico al punto giusto (caratteristica indispensabile per il genere hardboiled).
Le musiche sono di contorno, belle in alcuni momenti ma senza essere predominanti.
Gli attori sono tutti molto calibrati: Waise Lee (Wong) in particolare è un attore che non mi fa impazzire ma se la cava bene in questo film.
Insomma tanto di cappello ad un film poliziesco con un ottimo ritmo che dimostra il talento di uno dei registi più portati e famosi nel genere che con questa pellicola regala un cinema manieristico e legato ai generis ma che non è certo ai livelli di film come ELECTION,PTU,EXILED o THE MISSION