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domenica 15 ottobre 2017

Starship Troopers: Attacco su Marte

Titolo: Starship Troopers: Attacco su Marte
Regia: Shinji Aramaki
Anno: 2017
Paese: Giappone
Giudizio: 2/5

Dopo gli eventi di Invasion, Johnny Rico è stato degradato a colonnello e trasferito in un satellite marziano per addestrare un nuovo gruppo di soldati. Tuttavia, questi trooper sono i peggiori che Rico abbia mai addestrato, non mostrando alcuno spirito bellico dato che Marte non è ancora stato coinvolto nella guerra contro gli insetti e anzi spinge per la pacificazione. A causa del loro atteggiamento rilassato, gli abitanti di Marte vengono quindi colti di sorpresa dall'attacco degli insetti. Intanto, in gran segreto, Sky Marshall Amy Snapp manda avanti i suoi piani per prendere il potere

L'animazione giapponese viaggia e non si ferma. Spesso poi videogiochi o fumetti riescono ad avere più libero accesso nei contesti irreali dove animatori appassionati possono dar luce al massimo degli effetti speciali spendendo meno che per un lungometraggio.
Come RESIDENT EVIL, JUSTICE LEAGUE, ONE PIECE, etc. i risultati non sono pochi nel corso dei questi ultimi anni, come a dire che le produzioni sono sempre in moto per cercare di captare tutte le nuove mode mediatiche che più fanno presa sui giovani e sugli adulti e scommettere su di esse.
STARSHIP TROOPERS è stato senza dubbio un classico. I motivi sono i più disparati. Per prima cosa Verhoeven. Come secondo elemento direi la fantasia, il genio e la creatività sempre di Verhoeven. Infine l'aver dato vita ad un piccolo cult di sci-fi, con abbondanti dosi horror e splatter, combattimenti a non finire, mostri cattivi e protagonisti idioti che non vedi l'ora di veder ammazzati.
Questo sequel d'animazione dopo INVASION manco a farlo apposta dimentica del tutto l'ironia grottesca del film del 1997 per buttarsi in cielo e dar vita ad un film che si prende molto sul serio con un'atmosfera apocalittica e mostri ancora più incazzati. Anche i protagonisti sono gli stessi doppiati addirittura dagli stessi personaggi dell'originale.

Il risultato è un film potente che deflagra nel finale con un attacco inaspettato da parte della popolazione che non sembra convinta del pericolo e un Rico devastato nel corpo e nell'anima dalla lotta con questi esseri. La sua diventa una vera e propria missione nel dare la caccia a questi insetti per tutta la vita e non è detto che non ne vedremo di altri sequel.

domenica 3 settembre 2017

Mia vita da zucchina

Titolo: Mia vita da zucchina
Regia: Claude Barras
Anno: 2016
Paese: Svizzera
Giudizio: 4/5

Zucchino non è un ortaggio ma un bambino (il cui vero nome era Icaro) che pensa di essersi ritrovato solo al mondo quando muore sua madre. Non sa che incontrerà dei nuovi amici nell'istituto per bambini abbandonati in cui viene accolto da Simon, Ahmed, Jujube, Alice e Béatrice. Hanno tutti delle storie di sofferenza alle spalle e possono essere sia scostanti che teneri. C'è poi Camille che in lui suscita un'attenzione diversa. Se si hanno dieci anni, degli amici e si scopre l'amore forse la vita può presentarsi in modo diverso rispetto alle attese.

A volte il cinema d'animazione ci insegna che i generi al suo interno sono sempre infiniti e veriegati e che possono abbracciare tutti i target d'età senza lesinare sulle storie drammatiche o i tortuosi viaggi di formazione.
In questo caso l'opera dello svizzero Barras è un dramma malinconico che sembra omaggiare per certi versi una certa filosofia Burtoniana e dall'altra restituire dei duri colpi come macigni su temi sociali, il viaggio di formazione e l'adolescenza come vaso di Pandora per tutti i guai e le scoperte che si verificano in quella fascia d'età.
Il film inizia con un bambino che per sbaglio uccide sua madre.
La recensione potrebbe finire qui ma il film è così scaltro e Barras ha così tanto talento da vendere che riesce a dipanare una storia con delle abili e funzionali location a partire dalla casa ma soprattutto l'istituto con una visione d'intenti davvero sorprendente per come riesce a giocare sui sentimenti e farti commuovere in diverse scene senza esagerare con il melodramma ma lasciandolo teso come una fune.
Sciamma al suo top nella scrittura, si intrufola in un viaggio dell'orrore trovando con spirito d'osservazione e una dovuta sensibilità nel genere il mix giusto tra commozione e speranza che ci ricorda quanto sia intensa la sofferenza di un bambino con un nucleo familiare devastato e devastante e la rete sociale e l'amicizia tra chi condivide la stessa sofferenza all'interno dell'istituto.

La mia vita da zucchina conferma l'artigianato in tutta la sua forma. Tutto viene ridimensionato in questa opera, tutto viene creato ad hoc e l'arte con cui viene sviluppata questa storia e la voglia di crederci fa sì che ci troviamo di nuovo di fronte ad un lavoro che si allontana dal marasma generale delle grandi major che producono "cartoni animati" in serie, con il solo scopo di incassare, svilendo il potere del sogno e dell'impossibile nascosto dietro piccoli capolavori come questo.

sabato 2 settembre 2017

Resident Evil -Vendetta

Titolo: Resident Evil -Vendetta
Regia: Takanori Tsujimoto
Anno: 2017
Paese: Giappone
Giudizio: 2/5

Chris Redfield, agente dell’anti-bioterrorismo, chiede aiuto alla professoressa ed ex-collega Rebecca Chambers e all’agente governativo Leon S. Kennedy per trovare Glenn Arias, trafficante d’armi biorganiche che intende scatenare un nuovo letale virus su New York. Arias vuole vendicarsi del governo per aver attaccato la sua abitazione nel giorno delle sue nozze uccidendo sua moglie e tutti i suoi cari.

Pur non avendo mai gradito la saga infinita di film dalla coppia Anderson-Jovovich, ho sempre preferito e trovato più stilosi, liberi e d'atmosfera i film in computer grafica fin'ora usciti.
Dei tre questo "Vendetta" uscito quest'anno, ha sicuramente alcuni elementi interessanti pur non riuscendo come molti sostengono ad essere il migliore della saga.
Il titolo diretto da Takanori Tsujimoto non è certo un capolavoro, sia chiaro, ma resta lo stesso un lungometraggio d'azione e d'avventura piacevole da guardare per i fan della serie grazie alle ambientazioni vicine e a quella della saga videoludica, alla "grafica" e alla spettacolarità di molte sequenze, tutti elementi che a nostro parere lo rendono superiore a qualsiasi pellicola girata dal vivo. DEGENERATION e DAMNATION sono stati due prodotti qualitativamente incostanti, ma hanno soddisfatto la fascia di pubblico che segue la serie in ogni sua ramificazione, anche al di fuori del mercato dei videogiochi. Azione, sparatorie, inseguimenti, jumpscare. Tutto sembra confezionato al meglio in questo prodotto ludico con un ritmo forsennato e il ritorno di tanti personaggi principali e secondari della storia.

In questo ultimo capitolo l'horror vacilla e poi evapora per lasciare spazio ad una serie di elementi più simili alla saga cinematografica che ha definitivamente distrutto quanto di interessante i virus e la Umbrella corporation avevano partorito.

lunedì 1 maggio 2017

Seoul Station

Titolo: Seoul Station
Regia: Yeon Sang-Ho
Anno: 2016
Paese: Corea del Sud
Giudizio: 3/5

Stazione centrale di Seul, dopo il tramonto: vediamo un anziano senzatetto, uno dei tanti, divorarne un altro. Presto le strade lì attorno si riempiono di folli come lui. Hye-sun, una ragazza scappata di casa, rompe col fidanzato che la obbligava a prostituirsi. Abbandonato lo scalcagnato motel dove abitavano nei pressi della stazione rimane coinvolta come testimone negli attacchi nei confronti di altre persone. Gli assaliti divengono a loro volta assalitori, così che il loro numero aumenta esponenzialmente. Il governo isola tutta l'area. La gente scappa, ma non c'è nessun posto dove trovare rifugio...

Seoul Station è il prequel di Train to Busan ambientato nel centro di Seoul la sera prima degli eventi. Di entrambi, il regista è Sang-ho Yeon, autore principalmente di film d’animazione tra cui KINGS OF PIGS brutale dramma a tema politico che mostrava una società infantile violenta strutturata per classi sociali e sopravvivenza del più forte.
A differenza del successivo lungometraggio qui la vicenda si concentra su due storie principali e se vogliamo due prospettive diverse dove analizzare la vicenda.
La trama si svolge su due piani, uno “privato” e uno “politico”: il piano “privato” riguarda una ragazza che deve incontrare, nella Seoul invasa dagli zombie, il fidanzato con cui ha litigato e il padre che non vede da anni; quello “politico” riguarda la maniera in cui gli infetti cominciano a diffondersi e la maniera con la quale polizia ed esercito intendono risolvere il problema
Per tutta la durata del lungo l'azione riesce ad essere in prima linea senza fare in modo che la storia e alcuni dialoghi diventino troppo macchinosi come nella parte privata di Hye-sun.
Le creature che ricordano e omaggiano gli zombie della tradizione romeriana ma anche quella post contemporanea di ultima generazione sono fatti in una c.g soddisfacente anche se non siamo ai livelli dell'animazione nipponica. Proprio i riferimenti a Romero sono i principali debitori a partire dalla struttura e confezione del prodotto che è praticamente uguale a LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI. Anche in questo caso il regista coreano punta su una nota d'intenti che in fondo rispecchia senza troppa originalità contando che è la metafora sul genere il concetto già abbondantemente veicolato da George Romero: il vero pericolo non arriva dagli zombie, ma dagli uomini.


domenica 30 aprile 2017

Justice League-Dark

Titolo: Justice League-Dark
Regia: Jay Oliva
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

In tutto il mondo si verificano terribili fatti di sangue scatenati da invisibili forze sovrannaturali che la Justice League non è in grado di fronteggiare. Batman decide quindi di riunire alcuni mistici ed esperti di occultismo che possono affrontare l’avversario sul piano esoterico: John Constantine, Zatanna, Deadman, Etrigan il Demone e Swamp Thing. La Justice League Dark.

L'ultimo lungo d'animazione della Justice League conferma la buona salute con cui gli studios della Dc stanno facendo del loro meglio. Justice League Dark è il 28esimo film dei DC Universe Animated Original Movies e costituisce l’ottava pellicola del nuovo Universo Animato DC Comics rebootato nel 2013 con FLASHPOINT PARADOX diretto da Jay Oliva.
Questi prodotti hanno il merito di contribuire a raccontare storie e personaggi dell'universo dei super eroi e allo stesso tempo riesce nel difficile compito di costruire trame per un pubblico maturo e non solo di affezionati.
In questo caso entrano in scena i personaggi di altri universi narrativi uniti e assemblati a quello del paladino della Dc che conferma anche in questo film di essere sempre un leader carismatico ma anche un anarchico e un contestatore.
Il film poi utilizza uno stile ormai consolidato da ben 7 capitoli adattando varie storie dedicate alla Justice League Dark per creare un qualcosa di più inedito rispetto agli altri film dello stesso universo, come per esempio il primo arco narrativo dell’omonimo fumetto e di Forever Evil Blight, che vede una trama molto simile oltre che un nemico comune: Felix Faust.
Justice League Dark è un buon film per chi vuole approcciarsi con questo gruppo di eroi un po’ più dark e cupi, ma è perfetto anche per chi vuole rivivere la loro storia in modo un po’ più alternativo e non solo per mostrarci Swamp Thing e Costantine ma perchè analizza i demoni e le difficoltà con cui questi eroi devono fare i conti con la società rispetto ad altri super eroi meno strani e riconosciuti e amati dall'opinione pubblica.



sabato 8 aprile 2017

Avril et le Monde truqué

Titolo: Avril et le Monde truqué
Regia: Christian Desmares
Anno: 2015
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

Nel 1941 di una realtà alternativa in cui la seconda rivoluzione industriale, quella dell’elettricità, non è mai avvenuta a causa della sparizione dei migliori scienziati del mondo nel 1870, infuria la guerra per l’energia. April, una ragazza che vive in una Parigi grigia e pericolosa, si mette alla ricerca dei genitori scienziati scomparsi da tempo, con la ferma intenzione di proseguire le loro ricerche interrotte sul sentiero della vita

Tratto dall’opera del maestro della graphic novel francese Jacques Tardi e vincitore del Crystal Award come miglior lungometraggio al festival di Annecy 2015, Avril et le Monde truqué è l'esordio per due registi emergenti che cercano di ridare enfasi e innovatività ad un sotto genere in disuso: lo steampunk (tornato alla ribalta con il remake di MAD MAX). Questo viaggio dell'eroina accompagnato da un gatto parlante e da un furfante trova i suoi punti di forza non tanto nella sceneggiatura scontata e i personaggi classici e poco caratterizzati ma da una messa in scena accompagnato da un ritmo avvincente soprattutto come metafora sui contenuti politici emergenti, sul ritorno al carbone (come da poco ha voluto il presidente americano Trump), alcuni dialoghi pungenti soprattutto quando i nostri protagonisti incontrano gli scienzati ma anche nell'umorismo che spesso e volentieri rischia di essere frainteso.
Se c’è un autore in grado di rielaborare in maniera originale gli stilemi e i cliché della paraletteratura e tradurli in maniera originale questo è Jacques Tardi l’autore delle avventure di Adèle Blanc-Sec, eroina di storie a metà tra il genere l’horror e l’avventuroso. Avril è una commedia frizzante piena di ritmo e di momenti originali, un’avventura rocambolesca, spiritosa, non priva di contenuti e spunti sulla natura umana, sui confini etici della ricerca, sui paradossi della tecnologia. L'ennesimo tassello significativo del variopinto cinema d’animazione transalpino.


martedì 7 marzo 2017

Heavy Metal

Titolo: Heavy Metal
Regia: Gerald Potterton
Anno: 1981
Paese: Canada
Giudizio: 4/5

Uno strano tipo d'astronauta torna a casa portando con sè il Loc-Nar, un piccolo meteorite verde. Appena varcato l'uscio di casa l'uomo viene polverizzato dal malefico meteorite davanti agli occhi dell'inerme figlioletta. Il Loc-Nar inizia così a raccontare le sue tremende vicissitudini alla bambina, affinché possano valere come lezione di vita sulle smanie di potere del genere umano.

Quando penso ad alcune pellicole storiche per quanto concerne l'animazione non posso non includere questo master di Potterton, il quale assieme a tante altre opere significative hanno saputo dare enfasi e spirito al genere. Heavy Metal poi senza nemmeno farlo apposta è un precursore nel suo viaggio spazio tempo a cercare storie e creare trame diverse anche se legate da un filo invisibile.
Tutto gode di una libertà, una magia e un'armonia che si respirava in alcuni periodi e che spesso con la c.g l'animazione moderna rischia di perdere.
Quando il film venne citato in un celebre episodio di SOUTHPARK mi resi conto che dovevo assolutamente vedere questa fondamentale perla che riesce a contaminare più generi dalla sci-fi uniti al fantasy e infine l'horror in modo molto equilibrato e suggestivo.
Il film è ispirato ad un celebre fumetto franco-canadese uscito nel 1974 di nome Metal Hurlant che tra l'altro potrebbe avere qualche analogia con il libro di Evangelisti Metallo Urlante, una raccolta di storie con tanti punti in comune.

A questo film tra l'altro collaborarono disegnatori come Moebius, Dan O'Bannon e Richard Corben mentre sulla soundtrack ci sono gruppi come i Black Sabbath, i Blue Oyster Cult e i Nazareth. Il film tra l'altro venne prodotto da un Ivan Reitman alle prime armi. Al di là della trama e di alcune storie che potranno sembrare ormai datate, il film mantiene un fascino e un'atmosfera davvero unica e potente in grado di restituire quella fama e rendere giustizia al lavoro che Potterton e soci meritano soprattutto inserendo alcuni sprazzi erotici che per il tempo non erano affatto scontati.

domenica 19 febbraio 2017

Sing

Titolo: Sing
Regia: Garth Jennings
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il koala Buster Moon si è innamorato del teatro all'età di sei anni e al teatro ha dedicato la sua vita. Ha anche accumulato una discreta serie di fiaschi e di debiti e ora è ricercato dalla banca a cui ha chiesto un prestito e dai macchinisti che reclamano lo stipendio. Come salvare capra e cavoli? Buster ha un'idea geniale: un talent show. Apre quindi le porte del suo teatro ad una lunga fila di aspiranti cantanti e performer e sceglie i suoi gioielli: Rosita, maialina madre di 25 figli piccoli, Mike, topino vanitoso e vocalist d'eccezione, Ash, porcospina dal cuore rock e Johnny, scimmione dall'animo blues. Ci sarebbe anche Meena, elefantina portentosa, apparentemente troppo timida per esibirsi in pubblico...

Faccio difficoltà a trovare la giusta dose di empatia quando mi ritrovo a vedere film d'animazione per ragazzi quasi sempre al cinema con uno o più di loro affianco che si aspettano ovviamente che da un momento all'altro la risata.
Ho sempre sofferto di una rara forma di presa di distanza da alcuni personaggi troppo carichi di buoni sentimenti e dalla lacrima facile da quando sono piccolo e mi portarono a vedere la vaccata per eccellenza di nome ET, film cinematograficamente perfetto ma che a me è sempre stato in culo.
Sing muove le corde dell'anima, canta e suona senza mai fermarsi, crede in ognuno di noi, si fa portatore di sogni e speranze facendo pure una piccola critica sui nuovi talent show e le dinamiche di coppia che rischiano di saltare per una clausola del contratto discografico.
Sono così tanti e strutturati in modo diverso i personaggi da lasciare basiti per l'ottimo lavoro di caratterizzazione e performance di ognuno di loro.

Alcuni fanno più ridere di altri questo è chiaro ma Jenning che non dimentichiamoci è il regista di GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI è uno che sa far ridere e ragionare unendo in un mood splendido e con delle ottime canzoni ironia e temi sociali attuali e importanti come l'amicizia, l'autostima, l'empatia, il lavoro di squadra e tanto altro ancora.

venerdì 13 gennaio 2017

Where the dead go to die

Titolo: Where the dead go to die
Regia: Jimmy ScreamerClauz
Anno: 2012
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Un gruppo di bambini disturbati che vivono nello stesso quartiere sono perseguitati da un cane parlante di nome Labby che li porta in diverse dimensioni e gli fa compiere atti orribili.

Se per un attimo mettiamo da parte i reparti più malati del cinema tedesco e austriaco verso il gore più totale o la bizzarra guinea pig nipponica o l'indie americano più estremo fino ad arrivare ai fake di snuff e tanta altra roba ancora. Se devo pensare a qualcosa di perverso e malato oltre ogni immaginazione e umana comprensione, beh, il film allucinato ed esoterico di "ScreamerClauz" è un esempio che non capita di vedere spesso.
Al di là del bene o del male, di cosa possa piacere o no, di chi non ama l'animazione davvero grezza fatta con pochi e semplici strumenti (sembra di vedere i videogiochi della prima playstation) ma che invece punta tutto sulla cattiveria dei temi presenti portati tutti agli estremi esagerandoli.
Partiamo col dire che lo stesso regista, Jimmy ScremaerClauz, ha ammesso di aver assunto sostanze durante la realizzazione del film (e a giudicare dal prodotto finale, penso che di sostanze ne abbia assunte anche troppe).
Questo è davvero cinema estremo dotato di senso. Sicuramente molti lo riterranno spazzatura o meglio qualcosa di così iper-violento da punire e censurare, ma ai giorni nostri il pubblico se lo ritiene necessario può e deve avere la libertà di poter scegliere anche a costo di stare male o prendersi dei pacchi assurdi.
Considero il film un'esperienza agghiacciante, da provare in totale stato di astinenza per entrare ancor di più nell'orrore che queste tre malatissime storie sembrano e vogliono comunicarci.

Un trip infernale dove l'indole sfrenata del regista lo porta a infrangere svariati tabù relativi a ciò che è normalmente considerato lecito mostrare su schermo con una naturalezza disarmante.

Batman Unlimited: Fuga Da Arkham

Titolo: Batman Unlimited: Fuga Da Arkham
Regia: Curt Geda
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il Cavaliere oscuro e’ tornato a fare quello che gli riesce meglio: proteggere i cittadini di Gotham City. Quando il malvagio scienziato Mr.Freeze attiva la sua ultima invenzione su due dei piu’ pericolosi criminali di Gotham – Killer Croc e Bane – le cose vanno di male in peggio…

L'ultimo Batman animato è un prodotto davvero divertente e pieno di ritmo e azione.
La Dc continua a scommettere sui lunghi d'animazione in una galleria di prodotti pregevoli e quasi tutti apprezzabili.
L'avventura in questione ha il pregio di chiamare in cattedra svariati personaggi che soprattutto tra gli avversari storici di Batman non vedevamo da tempo e antipatie tra gli stessi come Killer Croc e Bane. A due anni di distanza da BATMAN: ASSAULT ON ARKHAM ritorna il paladino più amato dalla Dc aiutato dai suoi omonimi e compari tra cui spicca un Freccia Verde particolarmente ironico.



martedì 13 dicembre 2016

One Piece Gold

Titolo: One Piece Gold
Regia: Hiroaki Miyamoto
Anno: 2016
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Luffy e la sua ciurma di pirati incappa nella nave-città di Gran Tesoro, un luogo dominato dal colore oro, dai casinò e dalla adorazione per il gioco d'azzardo. Il capitano-proprietario, Guild Tesoro, lancia una sfida dal prezzo altissimo a Luffy: se quest'ultimo perde la scommessa sarà alla sua mercè.

E'la prima volta che mi imbatto in un lungo d'animazione su One Piece. Ho scoperto che sono arrivati al tredicesimo lungometraggio animato della saga, che ha incassato più di 5 miliardi di yen in patria. Devo dire che come film senza prequel o sequel ma come capitolo autoconclusivo non è assolutamente male contando l'immaginazione dell'autore e tutti gli elementi originali all'interno dell'opera che ecciteranno svariati fan della saga (i quali cercheranno di fare tutti i collegamenti possibili) che tra le altre cose è stata inserita nel libro dei Guinness dei Primati come "il fumetto disegnato da un singolo autore con il maggior numero di copie vendute" ovvero 340 milioni totali solo in Giappone.
Si ride, ci si prende sul serio, c'è azione in grossissime quantità con scontri a profusione e poi non mancano le sfide con un'inventiva sorprendente e alcuni personaggi nuovi e ben studiati senza contare la storia che verso la metà cita palesemente gli stilemi dell'heist movie.
Dalla lussuosa e incredibile location, Grantesoro, una sorta di nave/casinò che solca i mari per intrattenere il pubblico di tutto il mondo per arrivare ad una delle tante metafore e messaggi che il film lancia dalla morale fortemente incentrata sul denaro come sterco del demonio e radice di ogni male quindi il collegamento con le slot machine e i danni che stanno producendo non è affatto male fino ad arrivare all'esercizio del potere politico attraverso quello economico per controllare le masse. Grantesoro non è altro che la metafora di quei paesi industrializzati nelle cui pieghe del tessuto sociale soccombono le vittime della disparità economica. Tutto questo all'interno di un film d'azione e avventura non è cosa da poco.


martedì 15 novembre 2016

Kubo e la spada magica

Titolo: Kubo e la spada magica
Regia: Travis Knight
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Kubo è un cantastorie. Di giorno al villaggio suona e canta le gesta di storie senza un finale, animate davanti al suo pubblico di strada tramite origami; di notte invece si nasconde da un nemico occulto che lo cerca per privarlo dell'unico occhio che gli rimane (l'altro è bendato): il nonno. Ultimo di una famiglia legata alla magia, vive con una madre che sembra aver perso ogni forza per lottare e che, quando il nonno li troverà, scompare nel tentativo di far scappare il figlio. Inizia così il viaggio di Kubo, assieme a uno scarafaggio gigante e una scimmia, alla ricerca di un elmo, un'armatura e una spada che insieme gli consentiranno di sconfiggere l'ingombrante nonno.

“Se dovete distrarvi, fatelo ora. Fate molta attenzione a tutto quello che vedete, non importa quanto strano possa sembrare. Se battete le ciglia, anche solo per un attimo, il nostro eroe perirà”
Kubo è notevole. Poteva esserlo di più e cercare di rendere ancora più complessa e dinamica la sceneggiatura trovando comunque una messa in scena impeccabile (lo stile e soprattutto la forma che ancora una volta sfrutta la funzionalissima stop-motion) e reinventando e mischiando il folklore e le leggende orientali.
Un viaggio dell'eroe di questo insolito protagonista con una storia molto triste alle spalle di abbandono e un viaggio di formazione che troverà sicuramente alcuni elementi sfruttati in modo per niente banale, riuscendo a stimolare giovani e adulti come da sempre cerca di fare quella fetta dell'animazione più complessa e matura.
Knight poi è l'animatore capo di CORALINE (e si vede) è il capo dell'animazione della LAIKA e membro del Consiglio d'Amministrazione della società. Si occupa sia delle operazioni commerciali che della direzione creativa della LAIKA, attiva sia nella realizzazione di film stop-motion e digitali che nella produzione di spot commerciali.
La tecnica in stop-motion come dicevo rende poi questo film ancora più unico e sorprendente. Basti pensare che è il film in stop-motion più lungo mai realizzato. Il film è composto da oltre 145.000 foto, la sequenza con la barca ha richiesto 19 mesi e lo scheletro è il più grande pupazzo stop-motion mai costruito.
I punti deboli della storia sono proprio alcune ripetizioni e un piattezza che in più momenti traspare spezzando quella magia che in alcuni casi il film porta a degli importanti livelli.
Lunga vita alla Laika, che spero continui a portare avanti e produrre film animati che esaudiscono i desideri degli adulti e poi dei bambini, trovando quel giusto compromesso tra cinema commerciale e favole di un'altra epoca, in un Giappone feudale cupo e spaventoso popolato da demoni e tutto il resto, variegando i generi e mischiado gli stili in una confezione originale e coinvolgente.



martedì 8 novembre 2016

Sausage Party

Titolo: Sausage Party
Regia: Greg Tiernan
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Una salsiccia in crisi esistenziale alla testa di un gruppo di prodotti da supermercato in missione per scoprire la verità su ciò che realmente accade quando vengono scelti e lasciano il negozio di alimentari, tra corridoi e strani incontri, non sarà semplice.

Sausage Party nasce da un'idea abbastanza originale che purtroppo non ha saputo trasformarsi degnamente. Un film che dirama più storie senza trovarne mai una davvero convincente.
Un film politicamente scorretto che non riesce però ad essere incisivo come avrebbe dovuto finendo per accontentarsi di alcuni dialoghi fastidiosi ed esageratamente volgari.

Qualcosa in mezzo si salva e alcune scene sono divertenti e niente affatto male come l'orgia finale e via dicendo. Eppure, elemento che soprattutto nell'animazione non dovrebbe mai comparire, è noioso forse perchè continua ad arrovellarsi su idee inconsistenti e gag che possono divertire un target molto limitato di spettatori. Rogen & Co avevano una buona idea che non hanno saputo sfruttare a dovere. Un peccato perchè per quanto concerne l'ironia, nei loro film, almeno quelli meritevoli, si ride spesso e volentieri.  

domenica 23 ottobre 2016

Ultimo unicorno

Titolo: Ultimo unicorno
Regia: Arhur Rankin
Anno: 1982
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Quando il malvagio re Haggard manifesta l'intenzione di eliminare tutti gli unicorni dai suoi domini, l'ultima rappresentante della specie si allea col bizzarro mago Schmendrick e intraprende con lui un lungo e pericoloso viaggio, nella speranza di trovare - esiliato nei più remoti angoli del mondo - qualcuno dei suoi simili...

L'ultimo unicorno è un film d'animazione di rara bellezza.
Una favola che al suo interno tratta numerosi temi e riesce a imbastirci su una notevole galleria di sequenze e personaggi, riuscendo a soddisfare giovani e adulti in un mix di magia dove nessuno rimarrà immune ai sentimenti provocati dai momenti finali del film, che in realtà sono inaspettatamente toccanti e memorabili .
Un fantasy dai colori bellissimi, un acquerello in movimento e una carica poetica e autoriflessiva interessante e funzionale. Un'altra opera diretta dal duo che già collaborò per LO HOBBIT e prodotto dallo studio d'animazione Rankin/Bass per la compagnia televisiva britannica ITC Entertainment. Il film tra l'altro è ispirato all'omonimo romanzo di Peter S. Beagle, il quale è anche l'autore della sceneggiatura.
Un film magico, per alcuni aspetti inusuale ed esoterico, che mischia tantissima atmosfera senza banalizzarla ma creando alcuni momenti drammatici e di intensità molto forti.



martedì 6 settembre 2016

Big Hero 6

Titolo: Big Hero 6
Regia: Don Hall, Chris Williams
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Ogni notte nei vicoli più reconditi della metropoli futuristica di San Fransokyo si improvvisano i ring delle competizioni clandestine più acerrime e avanguardistiche, i bot fight, o le lotte tra robot. Il quattordicenne Hiro Hamada, prodigio della robotica, è un insospettabile campione di tali tenzoni che lo portano inevitabilmente a rimanere invischiato in guai più grossi di lui, allorché vince grosse scommesse contro i veterani dell'azzardo. A salvarlo c'è però sempre il fratello maggiore Tadashi, che cerca di allontanarlo dalla pericolosa passione per i bot fight. A tal fine, Tadashi cerca di convincere Hiro ad entrare con lui nell'élite del San Fransokyo Institute of Technology. Dopo una visita presso il 'covo dei geeks', dove Tadashi presenta a Hiro i suoi sodali Gogo, Honey Lemon, Wasabi e Fred e il suo progetto Baymax, un robot gonfiabile inteso a fornire ausilio sanitario sia fisico sia psicologico, il genio teenager è più che convinto. Ma la sera della fiera di presentazione dei progetti di ammissione all'istituto, dove Hiro primeggia grazie ai suoi mirabolanti micro-bot, in grado di dar forma a qualsiasi proiezione della mente di chi li comanda, l'Istituto è d'improvviso avvolto dalle fiamme di un incendio in cui Tadashi perde la vita...

Big Hero 6 riesce in un impresa insolita per la multinazionale Disney.
Fondere con innovazione e intelligenza i classici disney con i moderni super eroi.
Il risultato è un ibrido con tanta azione e gusto, un alchimia che non sempre riesce ad essere incisiva, soprattutto nel finale, ma che sicuramente modernizza alcuni temi grazie all'apporto delle recenti tecniche in c.g che riescono a dare spessore e potenza immaginifica al film d'animazione.
Purtroppo chi perde di più in questo film è la caratterizzazione dei personaggi che si perde volendone mostrare tanti e riuscendo a salvarne pochi. Diversa invece è l'analisi dell'insolito robot che sembra una mescolanza tra tanti ibridi senza riuscire a far trasparire pathos come Wall-e ma facendo breccia nell'empatia dei suoi piccoli fan.

La colonna sonora, il brano Immortals in particolare, con il suo rock per teenager è una delle cose migliori del film.

Beavis e Butt-head ad Alla Conquista Dell'America

Titolo: Beavis e Butt-head ad Alla Conquista Dell'America
Regia: Mike Judge
Anno: 1996
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

I due intraprendenti adolescenti si svegliano scoprendo che la loro televisione è stata rubata. Da li comincia la loro avventura in viaggio intorno all'america alla ricerca della tv, durante il quale incontreranno un contrabbandiere assassino di un virus mortale e la moglie, agente dell'FBI appassionata di carie dentali.

Parliamo di due personaggi che o si amano o si odiano.
A me sono sempre stati sul cazzo ma qualche risata Cordoglio è riuscita a tirarmela fuori.
Perchè dunque un film su un cartone che solo per i più dementi è potuto diventare un cult. Semplice. Perchè sembra una pratica che tocca a quasi tutte le saghe animate di successo.
In questo caso poi l'idea del furto del televisore, vero totem per i due protagonisti, è la ciliegina sulla torta di un paese che sta raggiungendo l'apice della sua idiozia come in fondo il regista cerca di profetizzare in tutta la sua limitata filmografia.
Attentati, terroristi, virus, per alcuni aspetti sembra un piccolo e ironico precursore di alcune tragedie che si verranno a creare contando che il film è del 1996 quando ancora il rischio attentati non era all'ordine del giorno.
Dulcis in fondo i due giovani idioti tra un cofano di una macchina, un pullman e altri spostamenti legati al caso, avranno modo di conoscere addirittura i loro padri, due evasi ancora più idioti di loro.

Sval&Bard

Titolo: Sval&Bard
Regia: Daniele Di Domenico
Anno: 2016
Paese: Italia
Festival: Cinemambiente 19°
Giudizio: 3/5

Sval e Bard sono due turisti incivili e maleducati che pagano le conseguenze della loro condotta irresponsabile

Il corto di 15' dell'esordiente italiano, è una serie di slapstick sull'inquinamento e sull'incremento del flusso turistico nelle isole Svalbard che ha causato un notevole impatto a livello ambientale e in termini di disturbo arrecato alla popolazione locale.
I due protagonisti sono brutti, rozzi, arroganti e in fondo sciocchi tant'è che pagano con la propria pelle il peso e le conseguenze delle loro azioni.
In dieci regole per sopravvivere all'artico senza dialoghi ma con versi e suoni gutturali, i due protagonisti riescono a mettersi nei guai nella maniera più stupida possibile.
Sembrano sketch ma in fondo non sono tutti nemmeno così assurdi come si possa pensare.

Il motivo per cui forse il regista ha scelto proprio questo taglio e queste regole potrebbe essere il fatto che in realtà proprio tanti danni all'ambiente sono stati resi possibili da alcune azioni e gesti tanto stupidi quanto fatali nelle conseguenze.

mercoledì 8 giugno 2016

Sword of the stranger

Titolo: Sword of the stranger
Regia: Masahiro Ando
Anno: 2007
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Film incentrato sulla storia di un elisir di vita eterna e di un'antica profezia, è anche il racconto dell'amicizia tra due persone con un passato tragico: un fiero e potente samurai senza nome, che ha fatto voto di non sguainare più la spada, e Kotaro, un orfano che ha come unico amico il suo fedele cane Tobimarou.

L'animazione pur con meno titoli rispetto a una volta è sempre in grado di regalare pellicole affascinanti. Anche dopo l'addio del maestro dello studio Ghibli, i nipponici continuano ad essere tra i massimi esperti in assoluto sul genere e sulle trame che la compongono.
Sword of the stranger nella sua semplicità, nella sua apparente semplicità riesce ad essere un viaggio di formazione e di crescita importante e mai troppo prevedibile.
Un viaggio nel giappone feudale con arie da western, quelle arie che già incuriosirono Leone guardando i film sui samurai di Kurosawa interpretati dallo straordinario Mifune.
Rispetto ad alcuni suoi coetanei come NINJA SCROLL eliminandone però qualsiasi componente favolistica o sovrannaturale, per storicità è più lineare con KENSHIN, dimostra di essere un solidissimo anime-action di ambientazione storica, strutturando continuamente i paradossi di un'amicizia tra adulto e bambino in maniera elementare quanto strettamente funzionale e avvincente oltre che commovente in alcuni passaggi.
Gli ingredienti della storia poi sono quelli abbastanza ricorrenti nei racconti di genere: un samurai solitario con un passato da dimenticare, un bambino in fuga da qualcosa che ne minaccia l’incolumità, un animale-totem, nemici -spesso sadici- a profusione , in cui per il concetto di onore e per quello di voler conoscere i propri limiti, solo uno potrà scontrarsi con il protagonista-eroe.
L'animazione nipponica come sempre si distingue per il suo impatto visivo, per il suo bisogno di sottintendere il sacrificio e quindi allo spettatore non vengono risparmiati ettolitri di sangue sparati dalle arterie ad altissima pressione, teste mozzate, spade conficcate nei crani, frecce capaci di passare un corpo da parte a parte e infine arti staccati di netto dai corpi.



domenica 22 maggio 2016

Boy and the Beast

Titolo: Boy and the Beast
Regia: Mamoru Hosoda
Anno: 2015
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Ren perde la madre per un incidente dopo aver perso il padre in seguito al divorzio dei genitori. Di fronte alla prospettiva di essere affidato agli odiati zii, il ragazzo fugge per le strade di Shibuya finché non attira l'attenzione di un animale bipede, misterioso e parlante. Il suo nome è Kumatetsu ed è una delle Bestie (bakemono) più potenti di Jutenkai, un mondo parallelo a Shibuya e popolato solo da animali antropomorfi. Senza rimpianti per il mondo degli uomini, Ren sceglie di crescere tra le creature, imparando l'arte della lotta dal formidabile Kumatetsu.

In The Boy and The Beast esistono due mondi, o per meglio dire, dimensioni.
In una vi abitano gli esseri umani, nell’altra le bestie. È pericoloso che gli abitanti della prima varchino i confini della seconda, poiché l’uomo, a differenza della bestia, può essere colto dal potere delle tenebre, che è un modo come un altro per dire che può commettere azioni turpi.
Una verità che tutti conoscono lì dove non ci sono uomini, i quali perciò vengono visti come portatori di squilibrio.
Boy and the beast è finora il film più bello della già interessantissima filmografia del maestro dell'animazione Mamoru Hosoda. Un film che pur costellato da numerosi limiti e scelte che si rivelano disfunzionali riesce e cresce diventando una parabola di vita, un film di formazione e di nuovo una galleria di personaggi e intuizioni originali.
Gli archetipi trattati all'interno dell'opera sono abbastanza abusati ma riescono ad essere tanti e miscelati in modo funzionale anche se ogni tanto si rischia di annegare nelle emozioni umane e il sentimentalismo fa capolino come in molte opere d'animazioni nipponiche e che trattano il percorso di formazione che prevede un'educazione attraverso le arti marziali (cosa che nel mondo asiatico coincide con un’educazione morale ed spirituale) fino all’adolescenza.

Come per Miyazaki anche qui la sceneggiatura e il soggetto vanno al di là del classico film per bambini, trattando temi decisamente adulti, e mascherandoli con un velo di comicità  

lunedì 25 aprile 2016

Hell & Back

Titolo: Hell & Back
Regia: AA,VV
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Il film racconta la storia di Remy, Augie e Curt, tre amici fin dalla nascita. Quando Curt finisce all'inferno a causa di un incidente, gli altri due amici faranno di tutto per salvarlo e riportarlo nel loro mondo.

Hell & Back è il tipico lungo d'animazione per adulti.
Una commedia in stop-motion capace di regalare ironia oltraggiosa e demenziale, divertendosi, giocando e prendendo in giro l'inferno e tutta la sua galleria di personaggi (demoni, anime perdute)
Con una nota di intenti spiccata nei confronti della sessualità tra angeli e demoni in un continuum di sberleffi e satira, mostra questi ultimi stanchi e costretti come unico divertimento a prendere in giro in modo infernale le anime che giungono all'inferno.
Hell & Back parte benissimo, un parco divertimenti ormai alla frutta, maledizioni e profezie, porta i nostri due protagonisti nell'antro della belva per poi, proprio dove avrebbe potuto regalare e giocare su una miriade di spunti, perdersi con una trama banalissima e a tratti noiosa.
Manca quel coraggio e quell'arroganza che i registi mostravano all'inizio del film ma che poi sembra essersi spenta, perdendo pure smalto nei dialoghi che sembrano fagocitare sempre le stesse battute e ironicamente trovando l'effetto inverso di ciò che si sperava.
Purtroppo nonostante alcuni buoni spunti e trovate, il film non riesce a mantenere un equilibrio e ottenere ritmo, intrattenimento e originalità.